P.iva: 97222790582
 
 
OTTOCENTO (PITTURA)
I pittori che 1895 avevano venti venticinque anni erano nella piena maturità del loro ingegno, illustri già per opere universalmente note, erano pochissimi e titubanti, e la loro rinomanza ancora incerta.
Eppure Celentano dipingeva i Dieci a venticinquenni, il Michetti esponeva il Corpus Domini a ventisei anni e il Voto a trentadue, il Segantini a ventotto anni aveva dipinto Alla Stanga, il Favretto a trent'anni il Vandalismo, il Tito a ventisette anni la Pescheria. Camillo Innocenti, Italo Brass, Ferruccio Scattola dei quali abbiamo ammirato le mostre, Beppe Ciardi, Felice Carena, Lino Selvatico avevano raggiunto quelle età  senza raggiungere fama con opere definitive.
Certo non bisogna  misurare la bellezza dei quadri sull'età  di chi li dipinge.
Ma che una diminuizione d'energia, d'originalità , di fecondità , di quel che i medici chiamano tono vitale, esiste nella pittura italiana di oggi rispetto a quella di ieri, nessuno può negarlo. E da questa depressione sono fatalmente danneggiati i campi artistici.
Mancano non solo i genii, ma anche i vasti ingegni originali diritti e fecondi, padroni dei propri mezzi e perciò coscienti dei propri limiti.


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